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Bcn-it ( Barcellona)

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Quando piovevano bombe italiane.....    Steven Forti  2009-05-22  arte  esposizioni  Quando piovevano bombe italiane?

di Steven Forti

Per il settantesimo anniversario del primo bombardamento, nel febbraio del 2007, il Museu d?Historia de Catalunya organizz˛ la mostra Quan plovien bombes, ideata e curata da due giovani storici dell?Universitat Aut˛noma de Barcelona e membri del CEFID, l?italiana Laura Zenobi e il catalano Xavier DomŔnech. Sotto il titolo Quando piovevano bombe. I bombardamenti italiani di Barcellona durante la guerra civile, la mostra divenne itinerante tra il dicembre del 2007 e la fine del 2008 in tutta la penisola italiana (da Novi Ligure a Milano, da Brescia a Venezia, da Trieste a Bologna, da Genova a Arezzo), riscuotendo notevole interesse e riportando in primo piano una questione troppo spesso dimenticata.

Se in quest?anno domini 2009 dovessimo pensare a dei bombardamenti italiani su Barcellona, il nostro pensiero andrebbe rapidamente alle ondate di turisti che invadono le Ramblas 365 giorni all?anno. Un bombardamento costante ed impetuoso, figlio del mito di Barcellona imperante nel Belpaese. Settant?anni fa, per˛, i bombardamenti eran di ben altro tipo.
Il 17 e il 18 luglio del 1936 la Spagna fu sconvolta da un pronunciamiento militare contro il governo della Seconda Repubblica democraticamente eletto. Il fallimento di questo tentativo di golpe di Stato in oltre metÓ della penisola iberica scaten˛ la drammatica Guerra Civile, che si protrasse per quasi tre anni. Barcellona visse alcuni giorni di durissimi scontri casa per casa tra le guarnigioni dell?Esercito sollevatesi e le forze fedeli alla Repubblica, tra cui si distinsero per numero e per generositÓ i militanti dei partiti di sinistra e catalanisti (PSUC, CNT, POUM, ERC). Nella Ciudad Condal ?come nella herˇica Madrid, come a Valencia, come a Bilbao? il pronunciamiento non ebbe successo: Barcellona rimase repubblicana fino al 26 gennaio 1939, quando le truppe franchiste, vinte le ultime resistenze dopo la tragica Battaglia dell?Ebro, entrarono in una cittÓ in cui regnava il silenzio e la paura. In quei trenta mesi di Guerra Civile Barcellona fu un centro politico, propagandistico e culturale di prim?ordine. Fu una cittÓ costantemente sulla barricata. Ma fu anche una cittÓ in cui la gente dovette convivere, suo malgrado, con la paura e la morte. L?isola di Mallorca, difatti, cadde sotto il controllo franchista fin dal primo giorno. La repressione fu brutale. Mussolini mand˛ un fascista della prima ora, Arconovaldo Bonaccorsi, alias conde Rossi, in aiuto delle forze di Franco sulla pi¨ grande delle Baleari. Le avventure e le disavventure di Bonaccorsi sono state da poco romanzate da Miguel Dalmau in La noche del Diablo, una specie di western che puzza ancora della polvere da sparo della Guerra Civile. Mallorca divenne presto un centro d?operazioni fondamentali, soprattutto dell?aviazione italiana. Il 13 febbraio 1937 cominciarono i primi bombardamenti della capitale catalana che si protrassero per due anni e che furono compiuti dall?Aviazione Legionaria fascista italiana. Barcellona fu una delle prime cittÓ europee a vivere intensamente l?esperienza dei bombardamenti contro la popolazione civile, che tanta parte ebbero durante il secondo conflitto mondiale.
Per il settantesimo anniversario del primo bombardamento, nel febbraio del 2007, il Museu d?Historia de Catalunya organizz˛ la mostra Quan plovien bombes, ideata e curata da due giovani storici dell?Universitat Aut˛noma de Barcelona e membri del CEFID, l?italiana Laura Zenobi e il catalano Xavier DomŔnech. Sotto il titolo Quando piovevano bombe. I bombardamenti italiani di Barcellona durante la guerra civile, la mostra divenne itinerante tra il dicembre del 2007 e la fine del 2008 in tutta la penisola italiana (da Novi Ligure a Milano, da Brescia a Venezia, da Trieste a Bologna, da Genova a Arezzo), riscuotendo notevole interesse e riportando in primo piano una questione troppo spesso dimenticata. Conclusasi l?esposizione, gran parte dell?informazione sui bombardamenti, sulla propaganda e la contropropaganda, sui 1300 rifugi antiaerei della cittÓ e sulle vittime ?circa 2.500-3.000? ora la si pu˛ trovare nel catalogo della mostra in catalano ed in italiano ed anche on-line alla pagina http://www.barcelonabombardejada.cat
Altre due iniziative, patrocinate dal Memorial Democratic della Generalitat de Catalunya, sono meritevoli d?essere menzionate. La filologa MarÝa Campillo ha curato un?antologia di testi letterari centrati sulla relazione tra letteratura e guerra dal titolo ?Quan plovien bombes?. Textos literaris catalans sobre els bombardeigs de Barcelona / ?Quando piovevan bombe?. Testi letterari catalani sui bombardamenti di Barcellona, contenente poesie tanto di scrittori affermati come di scrittori pi¨ giovani ed anche di scrittori del tutto ignoti. E Xavier DomŔnech, insieme a Judit Pujadˇ, Ŕ stato curatore anche di Refugi. Quan el refugi Ús el subs˛l organizzata nella primavera del 2008 nel metro di Barcellona, un?esposizione dedicata ai rifugi sotterranei ideati dalla popolazione barcellonese durante i bombardamenti aerei.

Steven Steven Forti (Trento, 1981) ha lasciato la terra di Mazzini e Garibaldi giÓ da qualche anno. Laureato in storia contemporanea all'UniversitÓ degli Studi di Bologna, attualmente sta concludendo un dottorato di ricerca sulla questione del transito di dirigenti politici di sinistra al fascismo nell'Europa interbellica all'Universitat Aut˛noma de Barcelona. ╚ membro del GREF e del CEFID (Centre d'Estudis sobre les ╚poques Franquista i Democratica) e fondatore di PRAXIS-Associaciˇ de Joves Investigadors en Hist˛ria i Ciencies Socials. Collabora con varie riviste italiane e spagnole di storia contemporanea ("Spagna Contemporanea", "Storicamente", "Nous Horitzons") e con altri periodici di politica e di cultura, tra cui "Avant" e "Lata de Zinc". Passa gran parte del suo tempo al bancone dei bar di mezza Europa, divagando in improbabili discussioni senza capo nÚ coda su jazz, western, politica e rivoluzioni.
Adora Sam Peckinpah e si considera post-moderno, ma non lo Ŕ.