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Bcn-it ( Barcellona)

BCN-IT.COM
Rivista virtuale e multimediale.
Pagina web di servizi e informazioni su Barcellona
e la Catalogna in italiano, catalano e castigliano.
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Que es

Revista multimedia contemporánea en estilo italiano de Barcelona,

que quiere revelar al público local e internacional las tendencias culturales de Barcelona con una particular atención por la evolución de las costumbres y del lenguaje.
Al mismo tempo bcn-it se propone como punto de encuentro para los italianos y los italianófilos, para los enamorados de Barcelona y de Cataluña, para todo tipo de persona o institución interesada en la cultura mediterranea y latina.


Come si fa
La gestione contemporanea di svariate collaborazioni editoriali provenienti da località a volte lontane da Barcellona, unita alla complessità della comunicazione multimedia, multipiattaforma e multilingua, ha comportato la necessità di creare una redazione facilmente raggiungibile e gestibile da chiunque, ovunque si trovi.
È stata così realizzata una piattaforma informatica, raggiungibile via Internet, dotata delle seguenti caratteristiche:

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Creación del portal:

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Agradecimientos:

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Sushi Kato

Sushi Kato

 

Titulos presentados en la revista:
(titoli presentati nella rivista)

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(titolo)
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(autore)
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(data)
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(categoria)
subcategoría
(sottocategoria)
texto
(testo)
Barcellona luglio 1909    Laura Orlandini  2009-05-26  arte  esposizioni  Setmana Tràgica 1909 ? 2009
Castello del Montjuïc
Museu d'Història de Barcelona
Arxiu Nacional de Catalunya e altri centri
Dal 7 maggio 2009

Laura Orlandini mette in evidenza un aspetto poco trattato dalla storiografia ufficiale, il ruolo delle donne e dei bambini durante la Setmana Tràgica del 1909.

Una foto è solo un breve sguardo, ritrae solo un vicolo, un?ora del giorno. Ritrae una chiesa distrutta, col tetto frantumato al suolo, e lascia l?osservatore impacciato con il suo carico di domande. Siamo nel 1909, l?ultima settimana di luglio: una serie di immagini in bianco e nero ci mostrano i segni di una rivolta dal forte connotato anticlericale (poi chiamata dalla storiografia "Semana Tràgica") ma ci danno anche la possibilità di dare un?occhiata a una Barcellona che non esiste piú, una città che viveva di aspirazioni e voci che il tempo ha ormai svuotato di significato. La mostra fotografica allestita ora al castello di Montjuich, e quella, più piccola, della Biblioteca Balmes, ci permettono di mettere un po? il naso in quella cornice sociale e urbana che accolse per una settimana una guerriglia cittadina: un teatro di scena da cui non si può prescindere per capire gli eventi e il loro svolgersi.

Come era la Barcellona del 1909, mentre dava fuoco a chiese e conventi? Come vivevano le sue strade, di che volti si popolavano? Che parole la percorrevano da parte a parte, e cosa volevano dire? Che significato si dava alle parole, quando si parlava ad esempio di guerra, o di figli, o della prossima cena, o della rivoluzione?

In molte foto si vedono i rivoltosi all?opera. Indaffarati a sistemare i pietroni per una barricata, o esultanti su un tramvai ribaltato. Guardano l?obiettivo, ridono. E frantumano con il loro sorriso un po? di discorsi e preconcetti di chi sta guardando la foto. Certo, chi ha messo mano nella storiografia sull?argomento ha imparato a valutare le responsabilità della rivolta, conosce i rapporti di potere tra i gruppi politici che hanno partecipato allo sciopero generale (il partito radicale, quello socialista, gli anarchici), ha considerato l?importanza dell?anticlericalismo e delle rivendicazioni sociali. Tutti fattori determinanti per comprendere l?episodio e collocarlo nel giusto contesto, ma c?è qualcosa che le foto ci propongono con un?evidenza quasi sfacciata, e che spesso si dimentica: al centro dell?obbiettivo ci sono ragazzi giovanissimi, quasi bambini, con i loro grembiuli da garzoni, che ridono di gusto sulle barricate; ci sono ragazze giovani con le gonne lunghe e i capelli a crocchia, le mani sui fianchi, un po? spavalde, un po? emozionate.
I testimoni, d'altronde, lo dicono spesso. Parlano della stola di "mozuelos" in testa ai cortei, della sfrontatezza con la quale questi ragazzini sfidano l?autorità. Ragazzi giovanissimi, bambini, che si sono appena avvicinati alla politica e al lavoro, e che si lanciano al vandalismo come andassero a una festa. Stiamo parlando di una città, Barcellona, in questi anni estremamente politicizzata, sempre in bilico tra rivolta e terrorismo(la "ciutat de les bombes", viene chiamata dalla cronaca), con una rete organizzativa e politica estremamente attiva e conflittuale. "La revolución en Barcelona no se prepara, por la sencilla razón de que está preparada siempre", scrisse il Governatore Civile di Barcellona, Angel Ossorio y Gallardo, nel suo libro di memorie sulla Settimana tragica. In questa cittá così reattiva, in costante attesa dell?esplosione rivoluzionaria, c?è l?educazione politica degli adulti che si va a saldare con l?entusiasmo sfacciato dei ragazzini. Bambini che già lavorano, da poco usciti proprio dalla scuola religiosa che guardano bruciare; quella scuola dove hanno imparato a leggere, come forse i loro genitori non sanno fare, e non è escluso che siano proprio loro i primi a recepire e diffondere i messaggi politici della stampa propagandistica.

I testimoni che scrivono memorie sui fatti del luglio 1909 si soffermano a volte anche su un altro aspetto, che le fotografie confermano: durante la rivolta le donne non restano in casa, ma partecipano attivamente. Con stupore e rassegnazione i testimoni conservatori prendono atto di questo aspetto, considerato un segnale della decadenza dei tempi moderni. Proprio le donne, ultime custodi del sentimento religioso, proprio loro, che conoscono il prete, che mandano i bambini a scuola dai gesuiti, scendono ora in strada a fare la rivoluzione, ad applaudire di fronte alla chiesa bruciata, a sfidare la truppa. Per quanto la loro partecipazione si possa considerare minoritaria rispetto a quella maschile, non c?è dubbio che si tratti di un aspetto considerato da tutti come singolare e sorprendente, e quindi da tutti segnalato. Difficile è valutarlo quantitativamente, di fronte alle descrizioni prevalentemente emotive proposte dai testimoni: alcuni negano che le associazioni femminili, recentemente costituite dal partito radicale e dal partito socialista, possano esercitare una qualche influenza politicamente rilevante; altri invece insistono nella descrizione delle "furie" e delle "cocottes" scese in strada a fianco degli uomini. Certo è che tra i numerosi morti che la settimana tragica si lascerà dietro (se ne calcolano tra i settanta e i novanta, provocati dai conflitti a fuoco con l?esercito e la guardia civile) sono segnalate anche donne, all?incirca una decina: sono di meno, ma sono comunque in prima linea, e come gli uomini, quindi, restano uccise. Mi permetterei di aggiungere che la violenza iconoclasta sorge di solito in chi ha in qualche modo creduto nell?autorità di quei simboli che ora si appresta a distruggere e ribaltare: se si ammette questo, la partecipazione di coloro che si sono riconosciute nell?autorità religiosa diventa determinante nel momento in cui questa autorità viene negata.
Per approfondire un po? questo aspetto, sarà certamente interessante partecipare all?itinerario guidato organizzato per il 17 luglio dalla Concejalías de Mujeres y Juventud y de Derechos Civiles del Ayuntamento de Barcelona: tra le tante iniziative proposte in questi mesi, questo itinerario, guidato da Dolors Marin, si concentrerà proprio sulla partecipazione femminile agli eventi.