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Bcn-it ( Barcellona)

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Come si fa
La gestione contemporanea di svariate collaborazioni editoriali provenienti da località a volte lontane da Barcellona, unita alla complessità della comunicazione multimedia, multipiattaforma e multilingua, ha comportato la necessità di creare una redazione facilmente raggiungibile e gestibile da chiunque, ovunque si trovi.
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Passejant per Barcelona    Steven Forti  2009-10-05  cultura  libri  La donna nella memoria organizzata della città

Passejant per Barcelona un dimecres cap al tard, he pensat ja fa una estona que no estic enamorat, cantava Quico Pi de la Serra qualche tempo fa. Quando passeggiamo per Barcellona, che ce ne rendiamo conto o meno, ci troviamo innanzitutto nel mezzo di un labirinto di parole. Parole lunghe, parole brevi, parole conosciute, parole sconosciute. Una Torre di Babele di nomi, una potenziale terra di conquista per qualunque esperto di semiotica. Calles, Avenidas, Plazas, Paseos, Jardines portano il nome di una persona, di un luogo, di un avvenimento che a noi cittadini, ospiti o turisti ci sono più o meno familiari. Barcellona, come tutte le città, è una memoria perennemente in vita: una memoria costruita, ordinata, sistematizzata, modificata, ingrandita. Una memoria organizzata, come notò Hanna Arendt. E, soprattutto, una memoria modificabile. La scelta dei nomi non è mai casuale, e men che meno la loro ubicazione, come la tipologia di spazio a loro assegnato. È forse un caso che uno degli snodi cittadini di maggiore importanza si chiami Plaça Catalunya? Ed è forse ancora un caso che le lunghe calles del Eixample, progettate e costruite nella seconda metà dell?Ottocento grazie al Plan Cerdà, portino i nomi degli antichi domini del Regno catalano-aragonese (Còrsega, Provença, Mallorca, Rosselló, Girona, València?) o di grandi uomini catalani (Balmes, Roger de Flor, Comte d?Urgell?)? Certo, la città mette in evidenza le stratificazioni della storia locale e nazionale. Stratificazioni, alcune delle quali sono difficilmente cancellabili, al di là e al di sopra della volontà politica di farlo.
Su Barcellona si è scritto parecchio negli ultimi decenni. I progetti promossi dal Memorial Democratic della Generalitat de Catalunya e da diversi centri di ricerca, universitari e non, hanno permesso di conoscere a fondo la storia della città e dei suoi abitanti, la memoria sedimentata e quella che pareva dimenticata per la lunga dittatura franchista. La Guerra Civile, come snodo cruciale del Novecento spagnolo, è stato al centro di esposizioni, seminari, conferenze e pubblicazioni. Negli ultimi anni anche la città come spazio pubblico e come luogo della memoria è entrata prepotentemente nei dibattiti, sia accademici, sia a maggiore diffusione. E la toponomastica cittadina è stata una questione che ha interessato da subito gli studiosi catalani. Già durante la transizione alla democrazia, Jaume Fabré e Josep Huertas pubblicarono un lavoro sulle strade di Barcellona e sull?evoluzione dei loro nomi. Negli anni Ottanta e Novanta, l?Ajuntament de Barcelona ha poi promosso ulteriori ricerche specifiche sui dieci districtes in cui è suddivisa la Ciudad Condal e recentemente ha finanziato anche un nuovo studio dei carrers de Barcelona coordinato da Jesús Portavella. Ciò che risalta, ad una prima lettura, è l?importanza dei cambi politici per la toponomastica cittadina. Il Novecento, secolo delle passioni politiche, ne è l?esemplificazione: la Restaurazione in un primo momento, la Dittatura del Generale Primo de Rivera negli anni Venti, la Seconda Repubblica negli anni Trenta, la Dittatura franchista tra 1939 e 1975 e infine il nuovo regime democratico. I nomi delle strade sono stati cambiati, modificati, spostati, cancellati. Due casi sintomatici su tutti: la Via Laietana durante la Guerra Civile fu ribattezzata Via Durruti, in onore al dirigente anarcosindacalista morto sul fronte madrileno nel novembre del 1936; la Avenida Diagonal fu ribattezzata, dopo l?ingresso delle truppe franchiste nel gennaio 1939, Avenida del Generalisimo Franco. Entrambe le strade, nel momento di cambio di regime politico, riacquistarono più o meno rapidamente il loro antico nome.
Qualche tempo fa, insieme a Marta Mariño, giovane ricercatrice della Universitat de Barcelona, ci siamo domandati quale fosse la presenza dei nomi di donne nello stradario barcellonese. La risposta non è stata una novità: le strade dedicate a delle donne sono appena poco più di duecento, meno del 5% del totale. Nessuna novità, appunto, ma un?ulteriore conferma dell?invisibilità delle donne nel nostro passato, remoto e prossimo, come la Nuova Storia della Donna ha messo in evidenza dal Sessantotto ai giorni nostri. Abbiamo quindi deciso di iniziare una ricerca per andare più a fondo, per capirne modalità, tempistica e ragioni, i cui risultati sono stati presentati al II Encuentro de Jóvenes Investigadores en Historia Contemporánea tenutosi questo settembre a Granada. L?argomento è ancora quasi vergine, se si escludono i pionieristici e coraggiosi lavori di Isabel Segura e di Isabel-Clara Simó che hanno tentato nell?ultimo decennio di recuperare gli itinerari femminili nello spazio pubblico quotidiano barcellonese. L?analisi certosina dello stradario della capitale catalana ha dimostrato alcune cose interessanti: l?importanza del cambio di regime politico e la centralità nel passato di figure femminili slegate dal mondo politico e dai movimenti di rivendicazione dei diritti delle donne, come proprietarie terriere, nobili, sante e vergini. La presenza di un regime politico progressista, come la Seconda Repubblica negli anni Trenta e la Democrazia post-franchista dalla fine degli anni Settanta, hanno favorito e sostenuto l?aumento della presenza di donne nella toponomastica barcellonese. Ma una cosa su tutte è emersa, che spesso si dimentica di evidenziare, tanto è palese: la assoluta mancanza (o come minimo la impressionante inferiorità) di nomi di donne nel congiunto della toponomastica cittadina nel passato, ma anche attualmente. Barcellona, questo è ovvio, non è un?eccezione, ma un esempio. La situazione è pressoché identica nelle altre città spagnole ed europee.
La questione è complessa, poiché tocca argomenti delicati, come la memoria ed il suo uso pubblico, che spesso vengono utilizzati propagandisticamente dai diversi partiti e movimenti politici. E la soluzione di tale questione ? sarebbe a dire, una forte ed immediata spinta tesa all?aumento della presenza di nomi di donne nello stradario barcellonese, come ha rilevato Zaida Muxí ? risulta complicata anche da altri fattori di ordine pratico, in primis la difficoltà che implica il cambio di nome di una strada del centro urbano. Ma è proprio tenendo conto di tutto questo che è necessario insistere. Insistere e lottare, in molti casi, perché le città in cui viviamo sono la memoria del nostro passato. O, come scrisse Antonio Ontañón Peredo, "como nível simbólico, la relación entre el plano de la ciudad y el nomenclátor es fundamental porque en ella es donde reside gran parte del potencial mnemónico de la ciudad".